Il 26 Gennaio 2010 si è svolto presso la LINK Campus University, il Convegno “Competenze manageriali integrate per superare la crisi” che ha messo a confronto le PMI di Lazio e Campania .
Come usciremo dalla crisi? Come un pugile malconcio o piuttosto pieni di vitalità e nuove energie creative? La crescita, stimata per l’Italia, intorno all’1% del PIL , richiederà almeno quattro anni perché la nostra economia possa ritornare ai trend produttivi che hanno preceduto il “buco nero” del crac finanziario. In questo lasso di tempo cosa succederà sul piano degli equilibri globali ?
Il fittissimo e alacre tessuto delle nostre piccole e medie imprese (circa 3,5 milioni, divise in parti speculari nei tre settori dell’industria, del commercio e dei servizi) che storicamente ha costituito il “cuore” del made in Italy saprà affrontare una ripresa che si annuncia lenta e difficile, drammaticamente segnata da un indice (8,3%) di disoccupazione mai toccato negli ultimi cinque anni ? Tutti interrogativi che scottano, legati alle chances di un sistema – paese, come il nostro, che deve cercare di restare agganciato al treno dei Paesi che contano.
Il 26 Gennaio a Roma presso la Link University di Malta si è svolto il Convegno dal titolo “Competenze manageriali integrate per superare la crisi” (vedi programma allegato), promosso dall’Unione degli Industriali e delle imprese di Roma, che si pone come un punto di inizio, per un’analisi che vuole entrare nel cuore delle organizzazioni produttive ( sono state coinvolte in prima battuta tutte le PMI della regione Lazio e della Campania) per mettere a fuoco strategie, azioni e interventi efficaci, da mettere in campo nel “dopo crisi”.
Lasciare alle spalle la crisi è il primo imperativo categorico che investe tutto il mondo delle aziende, che stanno cercando di ritrovare “la merce più leggera che entra nelle catena produttiva, riuscendo più pesante di qualsiasi prodotto”: la fiducia. Quello che occorre è infatti una forte capacità di reazione, coniugata al talento e alla qualità del capitale umano e intellettuale. I nostri imprenditori hanno, infatti, compreso che il vecchio modello di business fondato sull’avidità e l’ignoranza non funziona più, ci ha impoveriti portandoci a un disastro annunciato. Nell’economia di domani basata sulla conoscenza occorrerà fare ricorso alla business collaboration, ritrovando i valori antropologici della solidarietà, dello scambio di idee e dei progetti. La crisi potrà eccitare l’imprenditorialità, se le organizzazioni grandi e piccole saranno pronte ad affrontare il rischio, a mettersi in discussione e a valorizzare con consapevolezza il merito e le competenze manageriali, su cui occorre continuamente investire per restare competitivi. Le competenze dei manager che operano nella prospettiva del “nuovo” capitalismo dovranno ancorarsi alla ricerca e all’innovazione, ingredienti indispensabili per sopravvivere. Coopetition, quale equilibrato mix di competizione e di cooperazione, è un termine chiave, utile a superare le vecchia logica della competizione in negativo e a interpretare gli scenari futuri.
Una “fetta” di imprenditori è già al lavoro, avendo già abbandonato la “danza immobile” per scegliere “la danza che crea”. Numerose piccole e medie imprese hanno attivato un sistema a rete di investimenti, internazionalizzazione, aggregazione, innovazione organizzativa, allargando i canali di vendita, nello sforzo di anticipare e sfidare i segnali che vengono dal mercato. Il “traino positivo” di questo piccolo capitalismo che “ce la fa”, oggi alimentato, come dimostrano studi e ricerche, soprattutto dai giovani imprenditori, sarà al centro delle attenzioni del convegno. E’ interesse di tutti, del mondo della politica e dell’economia che questo “nucleo di eccellenza” possa allargarsi a macchia d’olio a tutto il sistema della nostra piccola e media impresa
Dalla collaborazione tra le aziende e la Link Campus University di Malta dovrà generarsi una “rete sociale di soggetti e di competenze manageriali”, utile a rafforzare e rilanciare quel “capitalismo di territorio”, che ha dimostrato di saper coniugare la forza centrifuga della globalizzazione con l’attrazione esercitata: dalle comunità locali, dai campanili e dal capannone. Si tratta delle tre “c”, che rimangono i fattori distintivi della nostra identità e di quel comune senso di appartenenza, che ci fa sentire parte attiva dello spirito di una condivisa italianità.